La tragedia non è l'Amore, ma il pensiero dell'Amore. Nel Grande Principio del Non Principio, Spirito e Materia si affrontarono in una lotta mortale. Alla fine il Figlio del Cielo trionfò sul Demone dell'Oscurità e della Terra. Ma il Titano agonizzante urtò la volta celeste di giada mandandola in frantumi. Le Stelle persero i loro nidi, e la Luna vagò senza meta nei deserti abissi della notte. In preda alla disperazione, il Figlio del Cielo cercò chi sapesse riparare i cieli. E a Oriente trovò una Divina che, nella sua fucina magica, saldò l'arcobaleno dai cinque colori e ricostruì il cielo. Gli restarono da saldare due sottili crepe nel firmamento azzurro e, fino a che non l'avrà fatto, ci sarà dualismo nell'amore: le anime degli amanti si muovono nello spazio senza mai fermarsi, quando si uniscono rendono compiuto l'universo.
tratto dal testo teatrale "Le Ombre del Thè", di P. D'Attoma Fanizzi, brillante regista e attore pugliese.
